Il foglio in tasca
Racconto la storia di un laureato sotto i trent’anni, in azienda da qualche anno.
Ha studiato i processi e ha parecchie idee su come applicarci l’intelligenza artificiale.
È giovane: entusiasmo, determinazione. Prepara una trentina di slide, con grafici e casi d’uso.
Il suo manager riceve la presentazione per mail.
È un tipo che le slide non le apre: capisce già dalla dimensione dell’allegato in Outlook.
Questo dirigente decide in corridoio, stampa le mail importanti e risponde alle presentazioni con un “poi ne parliamo”. Poi non ne parla.
Il ragazzo ci soffre. Si sente trasparente.
Il bradipo lo osserva per qualche settimana.
Lo vede smettere di insistere col capo e cominciare a guardare: dove si ferma il manager, cosa legge, cosa si mette in tasca.
Un giorno il giovane ingegnere chiede all’AI una cosa sola: ridurre le trenta slide a una frase e un numero.
La stampa.
Aspetta il manager alla macchinetta del caffè e gli porge il foglio.
Il manager legge, piega, infila in tasca. Non dice niente.
Il bradipo sorride dietro la tazza. Il ragazzo voleva usare l’AI per farsi sentire.
L’ha usata per farsi leggere.
Il lunedì dopo, in riunione, il manager tira fuori dalla giacca un foglio piegato in quattro.